Dedicato a Curly… la mia piccola e tenera angioletta pelosa.
Ovunque tu sia, piccola mia, spero che tu possa correre su lunghe, sabbiose, calde, infinite spiagge… e divertirti tanto.
«Siamo tutti draghi che hanno bisogno del proprio spazio di cielo per vivere.» — Eleanor Lian
Xu Fei, undici anni, si guardava intorno nella sua nuova casa. Era tutto diverso dal passato.
Le pareti grigie, crepate dall’umidità e ancora spoglie; le finestre al pian terreno che davano su un vicolo stretto, chiassoso, pieno di biciclette, motorini e panni stesi ad asciugare ovunque. Gli odori del vicolo, quelli del fritto, delle verdure fermentate e del brodo di ossa, entravano prepotenti in casa.
Dalla finestra poteva scorgere i fili della corrente che si attorcigliavano in aria come ragnatele. Una radio suonava a tutto volume una melodia non proprio moderna. Due signore anziane muovevano i piedi a ritmo mentre una bimba tutta imbacuccata faceva finta di essere una ballerina dell’antica corte Tang. Era pieno inverno, nevischiava, ma in casa sembrava essere più freddo che fuori.
«Un’altra Jaeha, più alta!»
«Sì, però poi tocca a me, eh?»
«Va bene, come vuoi. Lancia!»
Fei, incuriosito, si soffermò fuori dal separé di vetro che dava sulla palestra. La Festa della Luna era ormai arrivata e, in quei giorni, di pomeriggio non si allenava nessuno. Non rimase poi così stupito di vedere i figli di Ling. Ogni anno, in quel periodo e spesso anche per la Festa di Primavera, venivano in visita dalla Corea per incontrare i nonni paterni e, da sempre, non perdevano attimo libero per allenarsi.
Distratto dai suoi pensieri, Fei si soffermò a guardare la ragazza. Rincorsa scattante e precisa, salto controllato e potente, schiacciata letale. E lo sguardo…
I suoi occhi viola lo avevano colpito sin dal loro primo incontro, quando entrambi non erano che due bambini, ma adesso… era così… D’improvviso sentì la gola bloccarsi, il respiro accelerare, la fronte sudare.
«Va bene, dai fratellino, adesso tocca a te» la sentì dire scambiandosi di posto con Jaeha… e i loro occhi si incrociarono. Per un istante, Fei ebbe la sensazione che il tempo si fermasse. Poi lei si aprì in un luminoso sorriso. Gli occhi che brillavano, alzò la mano per salutarlo: «Xu Fei! Ciao!»
Il palazzetto polifunzionale Honda Center di Anaheim era gremito di spettatori accorsi per vedere la nazionale femminile cinese, schierata contro quella turca. Le atlete, in attesa del fischio iniziale dell’arbitro, erano cariche e pronte a dare il massimo. Il pubblico mormorava eccitato.
Seduta in prima fila accanto a Fei, Curly sembrava quasi sorridere mentre osservava il campo con la lingua penzoloni.
L’arbitro fischiò e la partita ebbe inizio. Curly alzò le orecchie e girò la testa verso Narae, sul punto di battere. Lo sguardo della ragazza era intriso di quella luce che solo la passione può dare.
Narae batté. Forte, precisa, fulminea. Una nuova sfida era iniziata. Curly abbaiò felice.